La Toscana e l’area del Chianti esprimono da sempre un’identità culturale e una storia molto forti, che si sono andati costruendo ed arricchendo nei secoli rendendolo uno dei luoghi più famosi al mondo. Tra i tesori che custodisce c’è in primo luogo il suo territorio, da sempre votato alla produzione di grandi vini tra cui primeggia per tradizione, notorietà e livello qualitativo, il Chianti Classico.

Per parlarne in maniera completa non si può non iniziare che con le tappe storiche più importanti, che hanno portato la Denominazione a essere oggi uno dei sistemi socioeconomici del vino più importanti del mondo.

L’origine del nome Chianti non è certa. Potrebbe derivare dal latino “clangor” – rumore, a ricordare il suono delle battute di caccia che si svolgevano nelle foreste; un’altra ipotesi è l’origine dall’etrusco “clante” – acqua, elemento di cui il territorio è ricco.
La prosperità e la fertilità del terreno ricco di vegetazione e il clima mite e soleggiato hanno fatto sì che le sue colline fossero abitate sin dal secondo millennio a.C.   Furono gli Etruschi a modificare per primi i paesaggi così celebri anche adesso, dedicandosi all’agricoltura e introducendo la coltivazione della vite. Gli succedettero i Romani, i quali dettero un grande impulso all’economia agreste con la coltura dell’olivo. 

La coltura vinicola proseguì generosa durante l’Impero e sopravvisse anche dopo le devastazioni barbariche, grazie all’impegno dei monaci benedettini e vallombrosiani. Questi ordini religiosi perseguivano la cura delle campagne coltivate a vite e olivo, spingendo la popolazioni a seguire il loro esempio occupandosi di persona della produzione di olio e vino.

Con la fine dell’Impero, la zona affrontò un periodo di decadenza e abbandono, situazione che rimase invariata per tutti i secoli dell’Alto Medioevo, riprendendo il suo sviluppo solo dopo l’anno mille. In seguito si diffuse ovunque, la coltura “specializzata” della vite, che veniva allevata in forme basse a filari.
Era un’area predisposta a questo tipo di coltivazione e già nel corso del XII secolo grandi famiglie come i Ricasoli e gli Antinori stabilirono la loro presenza e le loro attività su queste terre.

La strada che porta alla nascita dei Comuni è strettamente correlata alla continua crescita della produzione vinicola: il commercio del vino costituisce un’importante fonte di ricchezza, che rafforza il potere e il controllo sul territorio. Inoltre l’abitudine al consumo del vino si diffuse velocemente e da prodotto di lusso divenne una bevanda di consumo popolare: era presente in tutte le case, da quelle dei ricchi a quelle dei contadini, che il più delle volte lo utilizzavano per miscelare l’acqua spesso malsana dell’epoca.

Il termine “Chianti” compare per la prima volta in una pergamena del 790, mentre le prime pergamene in cui si fa riferimento alla vinificazione in Chianti sono del 913. 

I primi documenti in cui con il nome Chianti si identifica una zona di produzione di vino, oltre che il vino stesso, risalgono al XIII secolo e si riferiscono alla Lega del Chainti, costituitasi a Firenze nel 1384 come un’alleanza politico-militare con l’obiettivo di difendere e amministrare il territorio del Chianti per conto della repubblica. Simbolo della Lega, un Gallo Nero su sfondo dorato. È del 1398 il primo documento notarile in cui il nome Chianti appare, riferito al vino prodotto nella zona di riferimento. 

Conclamata l’eccellenza del vino Chianti, la cui produzione aumentava di anno in anno in maniera esponenziale, così come le sue esportazioni, si impose la necessità di tutelarlo, proteggendone nome e qualità, e regolamentarne la realizzazione.
Uno dei primi provvedimenti in questi senso fu il divieto da parte della Lega del Chianti nel 1444 di vendemmiare prima del 29 settembre, festa di san Michele. Successivamente furono stabilite pene per chi contraffaceva il prodotto originale o ne alterava il sigillo. 

Una svolta si ebbe nel 1716 quando il Granduca Cosimo III de’Medici emanò il bando “Sopra la Dichiarazione dé Confini”, dove si stabilirono i confini delle varie zone di produzione e le sanzioni previste per il traffico clandestino e la contraffazione. Adottava una forma di tutela basata su criteri geografici, che nel caso del Chianti recitavano: “dallo Spedaluzzo fino a Greve, di lì a Panzano con tutta la podesteria che contiene i tre terzi e cioè Gajole, Castellina e Radda, arrivando fino al confine dello Stato di Siena. E tutti quei vini che non saranno prodotti e fatti nelle regioni sopra confinate, non si possano e devano sotto qualsiasi pretesto contrattare e navigare per vino Chianti”. 

Nasce così il Vino Chianti e i confini della sua zona di produzione corrispondevano approssimativamente agli attuali 70.000 ettari. Il bando rappresenta il primo documento legale nella storia che istituisce la delimitazione di un’area viticola di produzione. E’ di fatto il primo esempio di DOC ante litteram.
Nell’attuare questo bando Cosimo III fu probabilmente influenzato dall’opera dello scienziato e scrittore Francesco Redi (1626-1698), che fu anche suo medico personale. 

Bisogna però specificare che il Chianti a cui si riferisce il Redi è molto diverso da quello che possiamo apprezzare noi contemporanei, anche perché fu soltanto nella seconda metà del Settecento che l’Accademia dei Georgofili, fondata a Firenze il 4 giugno 1753, iniziò a sperimentare la mescolanza tra vari tipi di vitigni, cercando di individuarne le caratteristiche prima di procedere all’uvaggio per ottenere il vino.

A tutela della produzione del Chianti, il 14 maggio 1924 un gruppo di 33 produttori si riunì per dar vita al “Consorzio per la difesa del vino Chianti e della sua marca d’origine”. Il simbolo scelto fu il Gallo Nero, storico emblema dell’antica Lega Militare del Chianti.

Negli stessi anni però venne ritenuto conveniente produrlo anche negli altri territori toscani dotati di una certa vocazione viticola, adottando le stesse pratiche e gli stessi uvaggi del territorio d’origine.
Questo vino venne commercializzato con il nome di Chianti, sottolineandone la caratteristica di essere fatto “all’uso” del Chianti, e da quel momento l’indicazione geografica si trasformò in una e vera e propria denominazione enologica. Accanto all’originario Chianti, nacquero così altre sei diverse tipologie di vino.

Fu così che nel testo del decreto ministeriale del 1932 che sancì questo stato di cose, la zona del Chianti venne definita come “zona di origine più antica” e al vino prodotto nel suo territorio fu aggiunto il suffisso “Classico”, proprio per distinguere il primo, l’originale, dagli altri “Chianti” realizzati fuori dal territorio storico di produzione.  

Nel 1984 l’intera denominazione Chianti, e quindi anche la sua zona di origine più antica, il Chianti Classico, ottenne la DOCG (denominazione d’origine controllata e garantita), il riconoscimento più alto per i vini italiani di qualità. Mente nel 1996 il Chianti Classico diviene definitivamente una DOCG autonoma.  

Il territorio del Chianti comprende nelle sue terre i comuni di Castellina, Gaiole, Greve e Radda in Chianti per intero ed, in parte, quelli di Barberino Val d’Elsa, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, San Casciano Val di Pesa e Tavarnelle Val di Pesa. In tutto 70.000 ettari. I confini del territorio di produzione del vino Chianti Classico sono rimasti invariati rispetto a quanto definito nel decreto ministeriale del luglio 1932.

I criteri di definizione del Chianti Classico sono molto specifici. Da nessun altra parte al mondo potrebbe nascere con le caratteristiche che lo contraddistinguono proprio perché il suo vitigno principale, il Sangiovese, nel Chianti trova il suo naturale ecosistema. Vitigno a bacca rossa originario dell’Italia centrale, il Sangiovese dà vita a vini dal colore rosso rubino che con l’invecchiamento tende al granato, dal profumo di spezie e piccoli frutti di bosco, dalla buona struttura, eleganti, rotondi, vellutati. Per poter acquisire la denominazione di Chianti Classico, quindi, non è sufficiente che il vino sia prodotto nella regione del Chianti. Deve anche rispettare una serie di regole previste dal disciplinare di produzione, prima fra tutte proprio la presenza del Sangiovese in una percentuale che va da un minimo di 80 alla realizzazione “in purezza”. Oltre al Sangiovese possono essere presenti fino a un massimo del 20% altre uve a bacca rossa autorizzate e/o raccomandate autoctone. 

Uno dei modi più caratteristici ed affascinanti per visitare quest’area unica al mondo e poter degustare lungo il tragitto alcuni dei suoi vini più prestigiosi, è passare lungo la Strada del Chianti Classico. Questo cammino esiste da sempre, attraversato prima da etruschi e romani, poi dagli eserciti contrapposti di Firenze e Siena. Oggi restituisce a chi la percorre la grande storia di cui è stata testimone, e al tempo stesso ospita le grandi aziende e i produttori più rinomati, che da questa grandezza hanno preso ispirazione per lavorare ogni giorno con la passione e la serietà che hanno reso la terra del Gallo Nero uno dei giacimenti enogastronomici più apprezzati al mondo. 

Per tutelare questo patrimonio il 15 dicembre 2008 è nata la Strada del Vino e dell’Olio del Chianti Classico. In un’area geografica che divide le sue eccellenze storiche, artistiche ed enogastronomiche in nove diversi comuni distribuiti nelle due province di Firenze e Siena, la “Strada” si presenta come realtà unificante non solo di confini geografici e vecchi campanilismi, ma anche delle diverse attività economiche che la abitano: aziende vinicole e oleicole del Chianti Classico, strutture ricettive, ristoranti, artigiani e tutti coloro che nel rispetto del territorio contribuiscono a renderlo unico attraverso la loro attività.

Pochi territori possono offrire un panorama così ricco e suggestivo come quello del Chianti: verdi colline disegnate da chilometri e chilometri di vigneti e oliveti, strade bianche e sinuose costeggiate di filari e cipressi, borghi stretti tra ampie mura medievali, castelli e fortezze. In questo territorio che si estende tra Firenze e Siena, le tappe da non perdere per un tour completo sono tutti quei comuni, piccoli paesi affascinanti e caratteristici, che sono comprensi per intero nell’area storica o vi rientrano parzialmente come sottozone di confine del Chianti Classico. 

Questo il nostro itinerario consigliato: San Casciano Val di Pesa, Tavarnelle Val di Pesa, Greve in Chianti, Panzano in Chianti, Gaiole in Chianti, Radda in Chianti, Castellina in Chianti e Castelnuovo Berardenga.