Ci troviamo nel periodo dell’anno ideale per leggere o rileggere storie inquietanti come quelle dei più celebri racconti gotici della letteratura. È quindi anche il periodo ideali per visitare i luoghi reali in cui sono ambientati.

H. P. Lovecraft  “La paura più antica è quella dell’ignoto”.

Nonostante il clima faccia quasi perdere la cognizione del periodo nel quale ci troviamo, gli amanti del genere non potranno dimenticarsi che con l’autunno si affianca anche una sequenza di sentimenti romantici, malinconici e a volte inquietanti, che fin dal passato si sono tradotti anche nelle varie forme di arte e di espressione, letteratura compresa, dando vita a quello che oggi viene identificato come il romanzo gotico. 

Questo genere nasce circa a metà del settecento prendendo piede soprattutto nei paesi anglosassoni. È appunto caratterizzato dalla presenza di elementi sovrannaturali, fantastici ed inquietanti, anche banalmente solo accennati, non per forza manifesti, traduzione di complessi e truci aspetti dello stesso animo umano. La cosa che che accomuna ognuna delle molte storie scritte fino ad oggi e che rendono uniforme questo filone sono le atmosfere e le ambientazioni: luoghi cupi, scuri, ai limiti dell’abbandono, avvolti da un’aura cupa e misteriosa, che crea nell’animo un forte senso di terrore. Generalmente si narra appunto di presenze irrazionali e sovrannaturali, che non possono essere spiegate o capite fino in fondo, e che riescono a suscitare inquietudine proprio perché restano sullo sfondo della vicenda. 

Questi paesaggi descritti nei libri, in apparenza quotidiani e normalissimi, vengono quindi intrisi di profonda tensione e senso di minaccia, e una volta lette certe storie, non si potranno più visitare con gli stessi occhi. Antichi castelli abbandonati, case diroccate, paesini isolati, città tetre e squallide, foreste oscure e brughiere desolate. Luoghi a cui viene dato un nuovo volto, quello decadente e malvagio che in fondo vuole rappresentare anche la doppia natura che si cela dentro ogni persona e di cui abbiamo paura ad ammettere l’esistenza. 

Facciamo allora un viaggio attraverso quelli che sono i romanzi più celebri del genere, così da poter scoprire i luoghi che fanno da cornice a queste storie e cogliere l’occasione di visitarne qualcuno proprio in questo periodo.  

Il territorio italiano rientra fra le scenografie ricorrenti del romanzo gotico, che nei suoi borghi arroccati e nelle sue tradizioni millenarie trova un contesto ideale per le sue storie più lugubri. Coincidenza vuole che il primo autore del genere è da molti considerato Horace Walpole con “Il Castello di Otranto”, opera che riesce a diventare un modello a cui si ispireranno nei secoli molti intellettuali. La storia si svolge nello splendido territorio salentino, nella cittadina di Otranto, e il castello del titolo è lo stesso antico maniero che si ammira anche oggi, noto come Forte a Mare. 

Altri esempi celebri sono ”Romanzo Siciliano” di Ann Radcliff, ambientato nella costa settentrionale di una Sicilia fosca e magnificente, ma anche ”Malombra” di Antonio Fogazzaro, considerato uno fra i migliori romanzi gotici italiani, che descrive fra le sue pagine le misteriose e suggestive rive di un lago lombardo, identificabile con il piccolo lago del Segrino nei pressi di Canzo, tra Como e Lecco.

Con “Frankenstein” di Mary Shelley ci spostiamo nel terreno del mostruoso, grazie alla storia di un novello Prometeo rimasta impressa nell’immaginario collettivo di tutto il mondo. Gli studi del Dottor Frankenstein avvengono nella città dell’illuminismo, Svalbard, in Germania, descritta in questo caso come un luogo di morte e follia. Ma buona parte della narrazione si svolge nella stupenda e in questo caso tetra città di Ginevra dove l’esperimento del dottore prende vita. Più precisamente possiamo identificare questo luogo nella cittadina di Colgny, a Villa Diodati. Seguirà una fuga rocambolesca lungo le Alpi fino a giungere nelle Isole Orcadi, a Nord della Scozia. Mentre per vedere i luoghi dove si svolge il finale bisognerà salire fino in Norvegia, approssimativamente in quelle che sono nella realtà le Isole Svalbard. 

Se parliamo di gotico subito ci associamo la figura del vampiro, che nasce insieme al racconto “Il Vampiro” di John Polidori, ambientato tra la Grecia e l’Inghilterra, per poi continuare con la storia di “Carmilla” di Sheridan le Fanu, le cui atmosfere spettrali e fantasmagoriche possono essere rivissute nei castelli isolati della Stiria austriaca. Ma è certo che tra tutti il vampiro più famoso della storia resta “Dracula”, generato dalla mente di Bram Stoker con il relativo romanzo. Per ritrovare i luoghi sia storici che reali a cui l’autore si è ispirato dobbiamo giungere fino in Transilvania, Romania, tra una visita al celebre Castello di Bran e Sighisoara, dove visse in esilio Vlad III di Valacchia. A seguire, ripercorrendo la narrazione, si visisterà la bella Budapest e il caratteristico villaggio di pescatori di Whitby, in Inghilterra, per raggiungere infine la capitale del gotico stesso, Londra. La proprietà di Dracula in città viene oggi identificata con Eon House a Piccadilly. 

Rimanendo nella città di Londra si potrebbero citare innumerevoli personaggi letterari, che ne hanno percorso le grigie strade arricchendo il panorama immaginifico in particolare nell’epoca vittoriana, periodo in cui nella città capitavano realmente fatti che possono essere riavvicinati solo a racconti del terrore. Tra truci assassinii, traffico di cadaveri e povertà è malattie dilaganti. È in questo clima che viene ambientata la vicenda del “Lo starno caso del dottor Jekyll e del signor Hyde” di Robert Louis Stevenson. Si tratta di un pilastro a sua volta del genere, in grado di terrorizzare tuttora intere generazioni per via dello sdoppiamento di personalità del suo protagonista. Il quartiere di Soho a Londra è il macabro scenario di questa storia e ad oggi si può identificare l’ispirazione per l’alloggio del protagonista nella residenza al numero 28 di Leicester Square. La grande casa ha infatti un ingresso ufficiale da questo lato, signorile e pulito, mentre prosegue sul retro con un altro ingresso, piccolo e nascosto appunto, che affaccia su Castle Street.

Fermandoci negli ambienti fumosi e sontuosi della società bene nella Londra vittoriana non si sfugge al medesimo destino. Non si può non menzionare infatti “Il ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde, romanzo gotico forse atipico per struttura e significati, eppure dotato senza dubbio di un ascendente fuori dal comune: la vita di un giovane dandy inglese, che trascorre tra piaceri e sregolatezze mentre a deformarsi e ammalarsi dopo gli innumerevoli eccessi a cui si lascia andare per anni è inspiegabilmente il sinistro ritratto ricevuto in dono dall’amico pittore.   

È però spostandoci fuori Londra, nella pittoresca e fiabesca campagna inglese, che possiamo trovare alcune delle atmosfere più originali di questo stile. I paesaggi rurali così vivi e sterminati vengono letti e descritti in una chiave totalmente diversa, prendendo vita come creature selvaggie e piene di spiriti naturali, tremendi e inquietanti. Impossibile non citare in questo caso “Cime tempestose” di Emily Bronte, testo in cui la violenza psicologica si contrappone all’impianto realista della brughiera inglese, delineando la storia fosca e straziante di personaggi persi e disperati che danno vita a una vicenda fatta di sentimenti estremi. Estremi come lo sono le forze della natura e i paesaggi esangui e spettrali che fanno da sfondo. La brughiera dello Yorkshire è la suggestiva cornice dei romanzi più amati delle sorelle Brontë, le quali ci vissero immerse per gran parte della loro vita. Più precisamente a Haworth, vicino alle cittadine di Halifax e Bradford, a 30 chilometri circa da Leeds.

Altro esempio è uno dei racconti più importanti del genere, “Il giro di vite” di Henry James, la cui breve storia è ambientata in una lugubre villa di campagna nei pressi di Londra. Qui, una giovane istitutrice ha il compito di occuparsi di due bambini rimasti orfani, se non fosse per il fatto che presto, nella dimora, fanno la loro comparsa due oscuri fantasmi del passato, che proiettano la vicenda in una dimensione sempre più sovrannaturale e avvolta nel mistero.  O anche “Il Grande Dio Pan” di Arthur Machen, in cui uno straordinario esperimento spalanca la porta dell’inconscio su una natura pagana e selvaggia, governata dal caprino dio Pan che semina un terrore osceno e arcano nella misteriosa e primordiale campagna del Galles e nella stessa Londra dove diventava celebre Jack lo Squartatore. 

Parleremo più avanti nel tempo di “scuola americana”, citando qui quelli che sono i più celebri esponenti del genere nel nuovo mondo.
Il primo è sicuramente Edgar Allan Poe che, nonostante tenda a escludere le tipiche ambientazioni gotiche, ne eredita però il mistero, l’orrido e l’angosciante, caratteristiche basilari delle sue opere. Nel racconto breve in particolar modo i meccanismi narrativi di Poe si ispirano direttamente alla tradizione gotica inglese, riportando le sue ambientazioni in periodi storici oscuri come il medioevo o in luoghi misteriosi tipo il medio oriente. Ma la città americana che sicuramente subisce più l’influenza delle atmosfere tipiche dello scrittore è la sua città, Baltimora. Poe riposa al Westminster Burying Ground, dove sono sepolte anche la zia Maria Clemm e la moglie Virginia. A partire dal 1949 circa è nata una tradizione, quella del cosiddetto Poe Toaster: una figura misteriosa che ogni anno, il 19 gennaio – compleanno di Poe – lasciava 3 rose e una bottiglia di cognac sulla tomba.

A seguire tra i più celebri scrittori di questo filone americano troviamo ovviamente H.P. Lovecraft. Quasi tutte le città e i luoghi dove sono ambientati i suoi racconti sono immaginari, fortunatamente. Veri e propri parti del terrore più puro, epicentri in balia di forze oscure e sconosciute. Ma se si è appassionati conoscitori della sua letteratura, non si può non visitare la città di Providence, vicino a Boston. Questa città è quasi indissolubilmente legata alla figura di Howard Phillips Lovecraft, in quanto lo scrittore visse qui tutta la priopria vita, e in diverse opere cita o descrive la sua città, ovviamente proponendola in una versione quasi da incubo, detentrice di arcani segreti. Obbligatoria una tappa presso le sue diverse abitazioni e allo Swan Point Cemetery per portare i vostri omaggi alla lapide dello scrittore, che qui è stato sepolto insieme alla propria famiglia nel 1937.

Nella contemporaneità il gotico si è evoluto con il gusto del pubblico e con le nuove tecniche narrative. Uno dei sottogeneri più celebri è sicuramente quello definito suburban gothic. Tra i suoi esponenti più preziosi troviamo Stephen King. Celebri sono le ambientazioni delle sue opere, alcune reali altre immaginarie, come Derry e Castle Rock, ma che si ispirano alle cittadine della sua terra natia: il Maine. Questo piccolo stato a nord degli Stati Uniti, confinante con il Canada, è ricco di boschi e paesaggi naturali incredibili e le sue acque pullulano di ottime aragoste. Se siete fan di Zio Stevie, il Maine è una tappa d’obbligo. A due ore di autostrada da Portland, dove King nacque nel 1947, troviamo le cittadine di Bangor e Orrington, luoghi che hanno ispirato lo scrittori per innumerevoli storie e dove anche oggi si possono ritrovare luoghi cardine di alcuni suoi libri, oltre che la sua celebre casa, appunto in perfetto stile gotico. 

Altra importante esponente è Anne Rice, divenuta celebre grazie alle sue saghe che vedono protagonisti vampiri, streghe e diavoli. Una vera rivoluzionaria del genere che ha completamente rivisto e ridisegnato i caratteri di questi mostri rendendoli molto più concreti e vicini a noi. Per rivivere le atmosfere delle sue storie come attraverso gli occhi dei suoi personaggi in questo caso c’è un solo luogo dove recarsi, ovvero la città di New Orleans in Louisiana. Già di per sè un luogo celebre per la sua atmosfera e per le antiche leggende sulla magia e il voodoo che la accompagnano dalla sua fondazione. 

“Ora aggrappati al mio braccio. Tieniti forte. Visiteremo luoghi oscuri, ma io credo di sapere la strada. Tu bada solo a non lasciarmi il braccio.”  – Scheletri. Stephen King