L’Islanda è un’isola unica per i suoi paesaggi e la sua natura selvaggia, ma non è solo questo: tra le sue ricchezze rientrano anche i miti e le leggende tramandati nei secoli che ancora oggi sono una presenza viva nell’immaginario popolare. In questo luogo le storie si intrecciano con la natura e il territorio, avvolgendo l’isola di un’aurea magica e misteriosa. 

Non è solo terra di creature magiche e miti antichi. È anche il regno delle saghe, le epiche storie che narrano delle avventure degli antichi vichinghi. Le saghe islandesi sono considerate una delle più importanti tradizioni letterarie del Medioevo e raccontano di guerrieri valorosi, amori impossibili e lotte per il potere. Visitare l’Islanda significa immergersi in queste narrazioni millenarie, camminare sui luoghi dove si svolsero queste storie e sentire ancora l’eco dell’antico passato. 

A sud dell’isola, ai piedi del monte Eyjafjöll, si incontra un misterioso masso chiamato Drangurinn Rock. La leggenda narra che il masso sia stata staccato dal monte Hrútafel da un fuorilegge e poi gettato nel campo dove oggi lo si può osservare. Sotto il Drangurinn Rock ci sono ampie caverne che i contadini usavano come stalle e che, sempre secondo gli antichi miti, un tempo erano abitate dagli elfi. Gli islandesi hanno un vero e proprio culto per queste creature, tanto che a Reykjavik si trova una vera scuola che tiene corsi sugli elfi.  

Quasi la totalità della popolazione non esita a credere all’esistenza di queste piccole creature. Vengono anche chiamati l’Huldufólk, il popolo invisibile. Si crede che queste creature mistiche vivano in armonia con la natura e che popolino grotte nascoste, rocce e altri luoghi segreti dell’Islanda. Nessuno sa ovviamente dove abitino, ma si pensa che ci sia un elfo ogni 500 abitanti e che, insieme a fate e gnomi, esistano icasette costruite appositamente per loro. Non c’è quindi da stupirsi se per caso venissero interrotti i lavori di costruzione di un edificio o di una strada a causa di alcuni contrattempi: probabilmente si sta infastidendo qualche elfo! Negli anni ’70, ad esempio, a Kopavogur una strada è stata ridotta da due a una corsia dopo gli innumerevoli tentativi falliti di spostare una grande roccia che si credeva essere abitata dagli elfi.  

Al largo della costa meridionale dell’isola si trovano i Reynisdrangar, tre maestosi faraglioni di roccia vulcanica che si affacciano sulla famosa Spiaggia Nera. Secondo la leggenda, i Reynisdrangar sono tre trolls trasformati in pietra dalla luce del giorno mentre tentavano di attraccare con la loro nave. Un altro elemento fondamentale del folklore islandese è infatti la presenza dei troll. Si dice che queste gigantesche creature abitino le montagne e le rocce, e che siano particolarmente attive durante le ore notturne. 

Larga 25 metri e con un tuffo di 60 metri, la cascata Skógafoss è un’altra meraviglia avvolta nel mistero. Si narra che Thrasi, il primo navigatore vichingo ad approdare nella zona, nascose il suo forziere proprio dietro la cascata. In molti tentarono di trovarlo senza successo, ma solo un ragazzo riuscì ad avvicinarsi ad esso. Purtroppo legando una corda a uno degli anelli laterali per recuperarlo tirò con troppa forza e il forziere affondò. Gli rimase solo quello stesso anello d’argento con incisioni runiche, oggi custodito nel museo della vicina Skógar. Da quel momento, nessuno ebbe più il coraggio di sfidare la potenza di Skógafoss per tentare di recuparare il forziere.   

Soprannominato il “rifugio degli dei”, Asbyrgi è un canyon a nord dell’isola. Le rocce che lo delimitano sono alte circa 10 metri e hanno una forma molto particolare, simile a un immenso ferro di cavallo. Da qui nasce la leggenda sulla sua creazione: si racconta che a formarlo fu uno degli otto zoccoli del cavallo di Odino, conosciuto come Sleipnir, “colui che scivola veloce”. Un altro mito racconta invece perché Asbyrgi sia chiamato il “rifugio degli dei”: quando il popolo islandese tradì gli dei, gettando gli oggetti sacri nella cascata di Godafoss, questi decisero di non abbandonare del tutto l’isola, ma si rifugiarono nel canyon per continuare a vegliare sugli islandesi.  

Il Vegvísir è un simbolo che apparirà ricorrente in questa terra. Viene considerato magico, avente lo scopo di aiutare il portatore a ritrovare la giusta strada lungo il percorso della vita, sia fisica che spirituale. Vegur  significa strada o percorso e Visir significa guida. Viene chiamato anche Bussola Runica o Compasso. Le leggende narrano che i vichinghi islandesi, dal IX secolo circa, lo scolpissero abitualmente sulle loro navi in modo da non perdere la rotta anche in caso di brutto tempo. La testimonianza più importante sulla sua strada fu ritrovata nel Manoscritto Huld, ossia Manoscritto Oscuro, nome dato a un grimorio islandese, raccolta di incantesimi e racconti, del 16° secolo. In una pagina del manoscritto viene mostrato il simbolo e, oltre al nome, viene riportata la seguente frase: “Se qualcuno porta con sé questo simbolo, non perderà mai la propria strada nella tempesta o nel brutto tempo, anche se non conosce la strada.” 

Grazie alla straordinaria limpidezza dell’aria di questo luogo è possibile assistere a fenomeni ottici che hanno del magico, il più noto è quello chiamato Fata Morgana. Ma come si forma? Le condizioni più propizie allo sviluppo del fenomeno si verificano nelle zone artiche o nel deserto, dove può capitare facilmente che uno strato d’aria molto caldo sovrasta uno strato d’aria più fredda: in questo caso, la differenza tra gli indici di rifrazione può dar luogo alla formazione di un condotto atmosferico che agisce come una lente di rifrazione che altera  il percorso dei raggi luminosi, producendo una serie di immagini sia dritte che invertite. Il nome trae origine da una leggenda celtica nella quale la celebre Fata Morgana induceva nei marinai le visioni di fantastici castelli in aria o in terra per distrarli e attirarli verso la morte.   

Un’altra leggenda aleggia sul lago Lagarfljót, nei pressi di Egilsstadir, in quanto sembra sia abitato da un mostro. Il suo nome è Lagarfljótsormur e sembra essere un’enorme serpente, lungo quasi 90 metri e con diverse gobbe. I primi avvistamenti risalgono al 1345 e si dice sia stato avvistato anche fuori dall’acqua. Da molti è stato paragonato al leggendario mostro di Loch Ness. Secondo la storia, in una fattoria in riva al lago di Lagarfljót viveva una giovane ragazza che aveva acquistato un anello d’oro. Aveva sentito dire che mettendo in una scatola un verme, con sopra l’oro, era possibile aumentare la grandezza di quest’ultimo e così fece. Quando la ragazza, una settimana più tardi, andò a controllare l’oro, il verme era cresciuto così tanto che la scatola non riusciva più a contenerlo. Estremamente spaventata, afferrò la scatola e la lanciò nel lago il più lontano possibile. Con il tempo il verme crebbe fino a diventare il mostruoso drago.  

Jökulsárlón è un lago glaciale situato nella parte sud-orientale dell’Islanda, famoso per i suoi enormi iceberg galleggianti. Secondo la leggenda, il lago è abitato da creature marine misteriose chiamate “löngufólk” o “donne dell’acqua”. Si racconta che queste donne siano affascinanti e seducenti, e che emergano dalle profondità del lago per attirare gli uomini con i loro canti melodiosi. Coloro che vengono sedotti dalle löngufólk vengono portati negli abissi e non si vedono mai più.   

Hvítserkur è una formazione rocciosa situata sulla costa settentrionale dell’Islanda. La roccia ha la forma di un gigantesco mostro marino che si protende dall’oceano. Secondo la leggenda, Hvítserkur era in realtà un troll che si stava trasformando in pietra al sorgere del sole. Tuttavia, il troll non riuscì a completare la sua trasformazione e rimase fossilizzato nella sua forma parzialmente umana. La leggenda narra che il troll è stato pietrificato come punizione per aver cercato di distruggere una chiesa cristiana nelle vicinanze.  

L’antica mitologia nordica racconta dei Nove Mondi, ove risiedono gli dei e gli esseri mitologici. Si dice che l’Islanda sia uno dei luoghi in cui i confini tra i mondi sono più sottili, consentendo il passaggio tra il mondo degli umani e quello dei miti. Questa credenza si riflette nella ricca tradizione di storie e leggende che si intrecciano con la storia e la geografia dell’isola.  

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