Dove andare per provare qualcosa di unico

Il turismo enogastronomico non è più soltanto un segmento di nicchia o una bella etichetta da brochure. Nel 2026 si sta imponendo sempre di più come uno dei motori veri delle scelte di viaggio, soprattutto in Europa, dove cultura, cucina e autenticità stanno pesando sempre di più nella definizione della meta.

Le analisi più recenti mostrano che il cibo è diventato un vero fattore di attrazione primaria: si sceglie una destinazione non solo per ciò che si vede, ma per ciò che si mangia, si beve e si vive attraverso il territorio. Allo stesso tempo cresce il desiderio di viaggi più lenti, più immersivi e più legati al percorso, non soltanto all’arrivo.

Questa evoluzione cambia anche il tipo di esperienze richieste. Non basta più il ristorante famoso o la degustazione standardizzata: chi viaggia cerca sempre di più itinerari nel paesaggio agricolo, laboratori, piccoli produttori, percorsi tra oliveti e vigneti, cucine che lavorano su stagionalità, filiera corta e identità locale. In Italia, i dati più recenti sul settore indicano che il peso di cibo e vino nell’immagine del Paese resta altissimo nei mercati esteri, mentre in Europa il trend va chiaramente verso esperienze culinarie “meaningful”, cioè più dense di contenuto culturale, territoriale e relazionale.

 

Una delle novità più forti dell’anno in Italia è la crescita dell’oleoturismo. Tra il 2021 e il 2024 la partecipazione a esperienze legate all’olio extravergine è cresciuta del 37,1%, e le richieste si stanno spostando oltre la semplice degustazione: oggi i visitatori cercano percorsi tra ulivi secolari, cene negli oliveti, frantoi storici, itinerari culturali e attività immersive. Le aree che guidano le preferenze sono Toscana e Puglia, seguite da Sicilia, Umbria e Liguria. Per chi vuole qualcosa di davvero diverso dal solito wine tour, questa è una delle direzioni più interessanti del 2026: dormire in campagna, visitare un frantoio, imparare a leggere amaro e piccante dell’olio e poi legare tutto a una cucina locale autentica.

Se si guarda invece al lato più gastronomico e “di destinazione”, il Piemonte è tra le regioni italiane più sotto i riflettori. Torino ha ospitato nel giugno 2025 una delle celebrazioni mondiali più influenti dell’alta cucina, portando l’attenzione internazionale su tutta l’area. E intorno, le Langhe stanno vivendo una nuova stagione di attrattività, anche grazie al riconoscimento ottenuto nel 2026 da La Rei Natura by Michelangelo Mammoliti a Serralunga d’Alba, entrata nel gruppo dei tre stelle.

Per chi cerca un viaggio enogastronomico italiano che abbia oggi una vera aura internazionale, il triangolo tra Torino, Alba, Barolo e Serralunga d’Alba è uno dei posti più convincenti in cui andare: grandi vini, paesaggio collinare, ristorazione di livello altissimo e una rete di produttori e tavole che dà profondità al soggiorno.

Un’altra area molto calda è Parma e, più in generale, l’Emilia-Romagna. Anche qui il 2026 ha consolidato un posizionamento forte: la regione è tornata al centro della scena nazionale della ristorazione e Parma si è riaffermata come città di riferimento per chi cerca l’Italia del gusto più strutturata, tra prosciutto, Parmigiano Reggiano, pasta, trattoria d’autore e alta cucina. Per il viaggiatore enogastronomico, Parma ha oggi un vantaggio enorme: permette di vivere un territorio dove i grandi prodotti identitari non sono solo da comprare o assaggiare, ma da vedere nascere, visitando caseifici, salumifici e tavole della Food Valley in un raggio molto gestibile.

Tra le novità più interessanti dell’anno in Italia merita una segnalazione anche I Tenerumi sull’Isola di Vulcano, che nel 2026 ha ottenuto un importante salto di riconoscimento internazionale. Il dettaglio più interessante non è solo il premio, ma il profilo del progetto: cucina con il mondo vegetale al centro, forte identità insulare, paesaggio vulcanico e una proposta che unisce territorio, tecnica e natura in modo molto contemporaneo. Se si vuole individuare una destinazione italiana “diversa” per il 2026, capace di andare oltre le solite rotte del gusto, le Eolie e in particolare Vulcano sono una risposta fortissima: mare, energia del paesaggio e una cucina che parla il linguaggio attuale del fine dining senza perdere radici mediterranee.

Guardando all’estero, il nome che oggi pesa di più nel turismo gastronomico globale è Lima. Nel giugno 2025 il ristorante Maido è stato nominato numero uno al mondo, e questo ha ulteriormente spostato l’attenzione internazionale sulla capitale peruviana. Maido lavora sulla cucina nikkei, cioè l’incontro tra Giappone e Perù, e il suo successo si inserisce dentro un contesto più ampio: Lima ha ormai raggiunto una vera massa critica di ristoranti di livello mondiale, con insegne come Kjolle, Mérito, Mayta e il precedente numero uno Central.

Per chi vuole provare qualcosa di unico fuori dall’Europa, Lima nel 2026 è una delle destinazioni più interessanti: non solo per il singolo ristorante, ma per la densità di ricerca gastronomica, ingredienti amazzonici, mercati e contaminazioni culturali che si possono vivere in città.

L’altra grande sorpresa internazionale è Bangkok. Negli ultimi due anni la capitale thailandese ha accelerato in modo impressionante: prima con Sorn, diventato il primo ristorante thailandese a tre stelle, poi nel 2026 con Sühring, arrivato anch’esso allo stesso livello. Ma il dato più importante non è il numero di stelle in sé: è il fatto che la scena di Bangkok venga descritta oggi come trainata da chef internazionali che lavorano con ingredienti locali, da un rapporto più stretto con piccoli produttori, da menu plant-forward, abbinamenti analcolici a base di erbe e fiori e una cucina creativa ma radicata nei sapori regionali.

In pratica, Bangkok oggi rappresenta una delle forme più vive del turismo enogastronomico contemporaneo: una città dove street food, cucina d’autore e sperimentazione coesistono davvero.

Se invece il tuo radar è puntato soprattutto sul vino, il 2026 premia con chiarezza alcune destinazioni internazionali. Nella classifica più recente dedicata alle grandi esperienze in vigna compaiono tra i vertici Schloss Johannisberg nel Rheingau, Bodegas Ysios in Rioja, Maison Ruinart in Champagne, Château d’Yquem in Sauternes e Durigutti Family Winemakers a Mendoza. La novità qui non è solo il ranking: è la conferma che il viaggio del vino oggi si gioca sempre più su architettura, paesaggio, ospitalità e visita esperienziale, non solo sulla bottiglia.

Se vuoi provare qualcosa di davvero memorabile, Rioja oggi è una delle mete europee più convincenti per chi cerca design e grandi rossi, mentre Mendoza resta una delle migliori al mondo per unire vini, Ande e ospitalità immersiva.

 

Le novità del turismo enogastronomico 2026 raccontano un cambiamento preciso: il viaggiatore non si accontenta più del “mangiare bene”, ma vuole un’esperienza più completa, più territoriale e più distintiva. In Italia questo significa guardare con attenzione a Langhe, Parma, Vulcano, Toscana e Puglia; all’estero vuol dire mettere in cima alla lista Lima, Bangkok, Rioja, Rheingau, Champagne o Mendoza a seconda che la tua passione sia la cucina creativa, il vino o le esperienze agricole immersive.

La meta giusta, oggi, non è semplicemente quella con il ristorante più famoso, ma quella dove il cibo riesce ancora a raccontare un luogo in modo irripetibile.